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La gravidanza non è una patologia ma uno stato fisiologico, durante il quale il corpo delle donna affronta cambiamenti ormonali e sistemiche per dar modo al feto di formarsi e crescere correttamente. Per questo motivo,  non c’è nulla che possa impedire ad una donna in gravidanza di andare dal dentista, ma è opportuno usare poche e semplici precauzioni.

 

Cosa succede alla bocca nei periodi di gravidanza?

I  cambiamenti ormonali e  del sistema immunitario possono facilitare l’infiammazione dei tessuti gengivali e portare alla comparsa o al peggioramento di malattie come la gengivite o la parodontite. Anche i ripetuti episodi di vomito o il reflusso gastroesofageo provocano una maggiore erosione dello smalto e un aumento del rischio di carie. Per prevenire problematiche nel periodo di gravidanza, sarebbe opportuno che la futura mamma facesse un controllo della salute orale ed eventualmente si sottoponesse alle cure prima della ricerca di un figlio. In questo modo, inoltre, il dentista potrà fornire anticipatamente tutte le informazioni sull’importanza primaria dell’igiene orale in gravidanza.

Durante la gravidanza il dentista interverrà con misure precauzionali per far sì che le terapie o le indagini radiologiche eseguite non interferiscano con la salute del bambino. Bisogna infatti tener conto che possono esserci complicanze e difficoltà nell’eseguire le cure durante la gravidanza: il trattamento odontoiatrico nel primo trimestre può aumentare il rischio di aborto e nel terzo trimestre di parto prematuro.

Cosa potrebbe essere rischioso?

  • lo stress legato al dolore dentale e alla paura del dentista può aumentare i livelli nel sangue di ossitocina e di prostaglandine (sostanze stimolatrici delle contrazioni)
  • l’adrenalina, vasocostrittore utilizzato in associazione all’anestetico locale odontoiatrico, può aumentare le contrazioni e ridurre la perfusione placentare
  • la somministrazione di farmaci (alcuni tipi di antibiotici, anestetici locali, antiinfiammatori e ansiolitici) e l’esecuzione di esami radiografici possono causare malformazioni al feto a causa dell’effetto teratogeno, mutageno o tossico.

Ma niente paura! Si possono eseguire cure conservative ed endodontiche e piccole estrazioni in tutta sicurezza nel secondo trimestre, fase in cui la mamma gode di maggior benessere (riduzione delle nausee del primo trimestre, minore ingombro fetale rispetto al terzo trimestre) ed il feto è già sviluppato.

 

Anestesia?

Inoltre l’anestesia non mai è controindicata in gravidanza, poiché gli anestetici locali comunemente utilizzati sono considerati farmaci “sicuri” perché per la loro composizione chimica non sono in grado di attraversare la membrana placentare. Possono insorgere effetti indesiderati solo in caso di sovradosaggio o di iniezione direttamente nel circolo ematico.
Nel caso in cui alla gravidanza siano associate complicanze come il diabete gestazionale o l’ipertensione arteriosa oppure la gravidanza sia stata dichiarata a rischio, si consiglia di riferirsi sempre al ginecologo che ha in cura la paziente prima di eseguire qualsiasi trattamento.
È importante ricordare che anche nelle donne con una buona salute orale, l’aumento fisiologico del tasso ematico di estrogeni che avviene durante la gravidanza, può comportare l’ispessimento delle mucose orali e delle gengive.

A causa di questi cambiamenti, in presenza di depositi placca batterica o tartaro, può aumentare il rischio di insorgenza di gengiviti e iperplasie gengivali (conosciute come “epulidi gravidiche’’), che possono causare dolore e sanguinamento gengivale, o antiestetici e fastidiosi rigonfiamenti, che fortunatamente tendono a regredire dopo il parto con la riduzione degli estrogeni. Per ridurre il rischio di queste patologie parodontali, si consiglia alla mamma di eseguire un’accurata igiene orale domiciliare, visite di controllo e  una seduta di igiene orale professionale ogni trimestre.

 

 

Dopo il parto?

I trattamenti odontoiatrici possono essere eseguiti in tutta sicurezza. La mamma deve solo prestare attenzione ai farmaci che assume per evitare che attraverso l’allattamento possano dare affetti indesiderati al suo bambino.

 

Per eventuali consigli e cure prenota una visita allo Studio Odontoiatrico Lambiase.


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Le faccette dentali,sono dei sottili strati di ceramica (o porcellana) che vengono applicati sopra i denti, rivestendoli, e coprendo così eventuali difetti presenti sulla loro superficie, sia relativi ad una forma o ad una dimensione imperfetta, ma anche a macchie di colore o addirittura mimetizzandone una posizione leggermente squilibrata.

Scopriamo, con ordine, i vari utilizzi delle faccette:

  • per correggere discromie (alterazione del colore dei denti) provocate da macchie permanenti, soprattutto quelle di colore grigio che sono dovute, spesso, all’assunzione in giovane età di farmaci antibiotici contenenti tetracicline
  • per chiudere diastemi (spazi vuoti tra i denti)
  • per denti storti oppure con una forma poco gradevole
  • per ripristinare denti rotti, scheggiati, abrasi e consumati

Proprio per questo, vengono largamente utilizzate da attori, sportivi e altre personalità dello spettacolo come soluzione per ottenere un sorriso perfetto senza ricorrere ad una vera e propria operazione e sopratutto, per la tempestività dell’applicazione

Esse sono applicate con una particolare colla del tutto invisibile che garantisce massima adesione alla superficie del dente, mascherandone appunto le imperfezioni. Oltre quindi agli immediati benefici estetici sulla dentatura, le faccette assicurano un complessivo miglioramento nell’aspetto del viso, grazie ad un sorriso più armonico, e quindi potenzialmente anche un miglioramento nell’autostima del paziente e della sicurezza in sè e nel proprio aspetto.

Non tutte le faccette dentali sono uguali ma ne esistono diverse tipologie che variano in base al materiale, che ovviamente hanno durata e costo differenti. Le più diffuse e performanti sono quelle in ceramica e porcellana, grazie all’estrema resistenza e tenuta dei materiali. Esistono anche le faccette in composito che, se ben fatte, non hanno quasi nulla da invidiare a quelle in ceramica o porcellana dal punto di vista estetico: vengono modellate direttamente sul dente e costano meno. A differenza delle faccette dentali in ceramica o porcellana, che possono durare fino a 10 anni se curate al meglio, quelle in composito di solito hanno una durata inferiore ma il vantaggio di poter essere riparate.

Generalmente l’intervento avviene in due sedute.

  • 1° seduta: preparazione della superficie dentale, estremamente conservativa, nel rispetto dei tessuti gengivali. Verrà poi presa l’impronta degli elementi dentali sulla quale l’odontotecnico plasmerà le faccette in base alle previsualizzazione (modello diagnostico)
  • 2° seduta: cementazione delle faccette dentali estetiche.
  • La qualità del cemento utilizzato è un fattore importante che può influenzare la durata dell’intero lavoro

Ricordiamo che: se i denti appaiono molto scuri prima dell’applicazione delle faccette si consiglia un trattamento preliminare di sbiancamento dentale per evitare trasparenze di colore indesiderate.


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Le protesi dentali sono un’ottima alternativa ai denti mancanti. Sono realizzate per adattarsi alla tua bocca, il che le rende il più possibile comode e naturali.

Si possono distinguere diverse tipologie di protesi dentali:

  • protesi fissa: la protesi fissa sostituisce gli elementi dentari naturali con manufatti definitivi e stabili. Si tratta di faccette, corone (sostituti artificiali di un solo dente) e ponti (sostituiti di più elementi dentari) cementati a pilastri di sostegno naturali (denti contigui) e perciò non rimovibili dal paziente.

(Guarda anche https://www.studiodentisticolambiase.it/implantologia-tutto-cio-che-devi-sapere/)

  • protesi mobile: la protesi mobile è volta a sostituire una parte o l’intera arcata dentaria e può essere rimossa dal paziente allo scopo di eseguire le ordinarie manovre di igiene quotidiana.

La protesi mobile può essere:

  • parziale: ancorata per mezzo di ganci ai denti naturali residui o di attacchi ad elementi naturali (denti) o artificiali (impianti), è solitamente formata da una struttura metallica da cui prende il nome di scheletrato. La presenza di attacchi metallici consente di ottenere un miglior livello di stabilità funzionale e masticatoria e richiede la necessaria protesizzazione di uno o più elementi dentari dove si inseriscono gli attacchi dello scheletrato.
  • totale: in mancanza di denti o radici naturali residui, la protesi totale in resina (dentiera) sostituisce una o entrambe le arcate dentarie poggiando unicamente sulle mucose e sull’osso del paziente. Nonostante la stabilità della protesi sia compromessa dal graduale riassorbimento osseo (tale da richiedere regolari “ribasature” da parte del dentista) e l’efficacia masticatoria sia ridotta rispetto ad altre soluzioni protesiche, la protesi totale rappresenta a tutt’oggi una soluzione più economica e meno complessa per ripristinare le funzioni orali del paziente. L’utilizzo di materiali (compositi e ceramiche) innovativi, garantisce la validità funzionale, anallergica ed estetica del risultato.
  • protesi combinata: la protesi combinata ripristina l’efficacia dell’arcata dentaria mediante il supporto di denti o impianti in titanio osteointegrati. La protesi è rimovibile ma fissata e resa stabile da dispositivi di ancoraggio che ne assicurano una funzionalità a lungo termine. Questo tipo di dispositivo, fissandosi a perni artificiali, offre il vantaggio di non scaricare la propria forza masticatoria sui denti residui, minandone progressivamente la salute e la stabilità, come avviene nel caso della protesi parziale o scheletrato.

Protesi fissa

A seconda delle esigenze individuali, o se si preferisce una soluzione definitiva, il dentista può raccomandare una protesi fissa per sostituire i denti mancanti. Sono disponibili numerose opzioni per aiutarti a trovare quella che si adatta al tuo stile di vita.

  • Corone dentali artificiali: la corona dentale artificiale è un manufatto che sostituisce la corona naturale. È stabile perché si attacca al dente naturale.
  • Impianti: gli impianti che sostituscono le radici di un dente perso o rimosso sono realizzati in titanio e vengono collocati chirurgicamente nella gengiva, dove svolgono la funzione delle radici dei denti naturali e possono essere “caricati” con una protesi dentale, come una corona o un ponte.
  • Protesi fisse supportate da impianti: i denti sostitutivi sono costituiti da una base in metallo e resina acrilica (ponte), nella quale sono inserite delle viti che, a loro volta, fissano i denti negli impianti sostitutivi delle radici inseriti chirurgicamente nella mascella. I ponti sono fissati definitivamente mediante viti, ma possono essere rimossi in caso di necessità.
  • Protesi mobili supportate da impianti: anche questo tipo di protesi si combina con impianti dentali e attacchi. In questo caso gli attacchi sono incorporati nella resina acrilica, applicabile all’interno o all’esterno degli impianti. Due o tre impianti vengono posizionati chirurgicamente intorno alla curva della mascella nella quale si aggancia l’overdenture per una maggiore stabilità all’interno della bocca.

Una protesi dentale può darti più sicurezza e il dentista saprà guidarti tra le varie opzioni per sostituire i denti mancanti.

 

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La carie è una patologia multifattoriale nella quale intervengono molte condizioni predisponenti, alcune delle quali ancora sconosciute. Sono state infatti formulate centinaia di ipotesi per cercare una spiegazione su patogenesi ed origine della carie. Ciò che è certo, è che la carie è dovuta sia a cause esogene che a fattori endogeni, in presenza di una particolare predisposizione genetica.

La carie si forma con maggior frequenza sulla superficie masticante oppure a livello del colletto e nella superficie dei denti che si fronteggiano (superficie  interdentale). Si ingrandisce più o meno rapidamente verso l’interno del dente, rammollisce la dentina, formando un buco e alla fine raggiunge la polpa dentaria (il nervo). La sensibilità al caldo, al freddo, allo zucchero aumenta man mano con l’approfondimento del buco nel dente.

Cause

Una scarsa igiene orale è la causa principale della formazione di carie, in quanto favorisce il deposito di placca.

La formazione della carie è favorita da alcune condizioni come il disallineamento o la conformazione dei denti, dalla diminuzione della saliva o da un’alimentazione sbagliata.

La saliva è infatti un detergente naturale che in alcune situazioni si acidifica e questo comporta un aumento della probabilità di insorgenza di carie.

Tra i denti che più facilmente sono presi di mira dalle infezioni troviamo i molari, i premolari e gli incisivi superiori, cioè denti sono più complicati da pulire perfettamente. Nessun dente è però inattaccabile dalla carie.

Cause endogene e esogene della carie

Le cause della carie dentaria sono da imputare a fattori endogeni e esogeni: è accertata infatti l’esistenza di una predisposizione ereditaria alla formazione della carie, che dipende da fattori genetici che riguardano:

  • la quantità e la qualità della saliva, perché una salivazione insufficiente, unita a una accentuata acidità della saliva stessa, crea terreno fertile per la formazione dei batteri responsabili della carie;
  • le caratteristiche dei denti, perché per esempio la presenza di un solco interdentale accentuato favorisce l’accumulo dei residui di cibo che facilitano la proliferazione dei batteri.

 Le cause endogene sono indipendenti dall’accuratezza delle pratiche di igiene orale: può accadere quindi che persone con un’igiene orale scrupolosa sviluppino ugualmente carie a causa di una predisposizione innata, e viceversa, persone con un’igiene orale sregolata non sviluppino questo tipo di patologia.

Le cause esogene della carie riguardano invece proprio la cura dei denti. Sono cause esterne, che dipendono dall’igiene orale ma anche dallo stile di vita.

Tra le cause esogene si annoverano:

  • cattiva igiene orale, che determina la formazione della placca batterica responsabile dell’infezione;
  • alimentazione a base di zuccheri e cibi acidi, che favorisce la corrosione dello smalto dei denti, aumentando i rischi di sviluppare carie;
  • tabagismo, che oltre a provocare l’ingiallimento dei denti altera il ph della bocca creando un ambiente fertile per la proliferazione dei batteri, aumentando anche il rischio di gengiviti e parodontiti.

Sviluppo della carie: placca e carie dentale

Una cavità dentale è lo spazio che rimane all’interno del dente quando la carie dei denti viene rimossa. La placca, una sottile pellicola di batteri incolore ad alta aderenza che si forma regolarmente sui denti, è la principale causa della carie. Il motivo per cui spazzoliamo i denti e usiamo il filo interdentale ogni giorno è proprio quello di rimuovere la placca, perché i batteri reagiscono con gli zuccheri contenuti negli alimenti che mangiamo per produrre acidi che attaccano e indeboliscono lo smalto, il rivestimento protettivo dei nostri denti. L’erosione dello smalto riduce le difese dei denti e permette più facilmente la formazione della carie.

Esistono tre posti diversi in cui un dente può essere attaccato dalla carie:

  1. Sulle superfici di masticazione dei denti. Questo succede quando la placca resta intrappolata nelle scanalature o nelle fessure dei denti. È molto comune nei bambini, perché spesso non prestano attenzione a queste zone quando spazzolano i denti.
  2. Tra i denti. Questo succede quando la placca viene lasciata libera di formarsi su superfici difficili da raggiungere. Non è possibile raggiungere queste zone soltanto con lo spazzolino e sono soggette a carie se non usi il filo interdentale o pulisci le zone interdentali di frequente.
  3. Sulle radici esposte dei denti. Questo è normale se hai sofferto di un arretramento gengivale o della perdita dell’osso, spesso associati a disturbi gengivali o parodontiti. Inoltre, è assolutamente normale trovare delle carie dentali in questa zona quando si invecchia, se le gengive tendono ad arretrare. Se la placca è libera di formarsi nelle radici esposte dei denti, la carie si sviluppa velocemente, perché le radici non dispongono dello strato protettivo dello smalto.

Sintomi delle carie dentale

Le manifestazioni cliniche della carie dentale possono variare in ciascun paziente, in funzione della sua gravità e ubicazione. È frequente che nelle sue fasi iniziali si sviluppi in maniera asintomatica.

Una volta iniziate le complicazioni, i sintomi possono includere:

  • Dolore ai denti improvviso e senza causa apparente
  • Sensibilità dentale
  • Dolore lieve mentre si mangia o beve qualcosa di dolce, caldo o freddo
  • Buchi ben visibili nei denti
  • Macchie di colore marrone, nero o giallognolo su qualsiasi superficie dentale
  • Dolore quando si mordono certi alimenti
  • Alito cattivo

Complicazioni

Il mancato trattamento della carie può causare alcune complicazioni della salute orale. Le più comuni sono:

  • Ascesso dentale
  • Dolore grave
  • Infiammazione e pus intorno al dente
  • Denti rotti o danneggiati
  • Cambiamento della posizione dei denti
  • Difficoltà nella masticazione

Consigli per prevenire la carie dentale

1. Cura la tua igiene orale

Utilizza spazzolino, dentifricio, filo interdentale e collutorio per mantenere la pulizia del cavo orale.

  • Spazzola i denti almeno tre volte al giorno, subito dopo ogni pasto o spuntino Utilizza dentifrici appropriati
  • Utilizza il filo interdentale almeno una volta al giorno
  • Utilizza collutori antisettici privi di alcool
  • Utilizza possibilmente uno spazzolino corretto o elettrico

2. Segui una corretta alimentazione

Poiché la crescita e la proliferazione della microflora batterica dei denti sono favorite dai residui di cibo che rimangono tra i denti, è importante associare ad una corretta igiene orale un’alimentazione adeguata:

    • Limita, per quanto possibile, l’assunzione di zuccheri semplici come il saccarosio ed il glucosio. Scegli i polialcoli, detti anche zuccheri acariogeni (es. sorbitolo, mannitolo, xilitolo)
    • Riduci i carboidrati complessi (amido e pectine)
    • Evita caramelle, confetti gommosi o cibi appiccicosi che aderiscono maggiormente ai denti
    • Assumi cereali e prodotti ittici ricchi in fluoro
    • Mastica bene i cibi per rafforzare i denti e migliorare la funzionalità masticatoria

3. Affidati alla pulizia dentale professionale

Il richiamo consigliato per la pulizia dentale professionale è semestrale: gli igienisti dentali, infatti, suggeriscono di eseguire la pulizia dei denti ogni 6 mesi o, al massimo, una volta all’anno. La pulizia dentale professionale è estremamente vantaggiosa perché, oltre a prevenire carie e malattie gengivali, assicura ai denti un invidiabile stato di salute anche nel lungo termine.

4. Smetti di fumare

Il fumo è nemico dei denti e del cavo orale, oltre ad essere responsabile di denti gialli, alito cattivo e infezioni dentali. Il consiglio è, quindi, quello di non fumare o di limitare quanto possibile fumo, sigari e sigarette.

5. Effettua controlli periodici dal tuo dentista

I controlli periodici sono utilissimi per sorprendere sul nascere eventuali infezioni ancora asintomatiche come la carie nel suo stadio iniziale.

Quando una carie comincia a farsi strada nei denti, il dentista è l’unica persona che ci può aiutare. La branca dedicata alla cura delle carie è l’endodonzia e la cura più impiegata è l’otturazione. 

Il dentista valuterà lo stadio della carie e di conseguenza utilizzerà uno dei seguenti metodi per curare la carie:

  • Terapia al fluoro: quando la carie è alle sue primissime fasi, si può optare per una terapia al fluoro che può aiutare il dente a ricostruirsi autonomamente. Si tratta di un processo, della durata di tre minuti circa, in cui un gel al fluoro viene applicato sul dente per rafforzare lo smalto. Questa soluzione viene applicata dal dentista direttamente sul dente da trattare oppure tramite una capsula che rilascia il gel.
  • Otturazione: questo trattamento si rende necessario quando la carie è ad uno stadio più avanzato ed è già diventata irreversibile. È un intervento di ricostruzione che il dentista svolge in varie fasi. La prima è quella di eliminare la carie con un trapano e forare fino a trovare il tessuto sano, dopodiché si disinfetta e si pulisce la zona. Il foro viene poi riempito con una resina del colore del dente, con della ceramica o con l’argento. L’otturazione può richiedere anche due o tre appuntamenti in base alle dimensioni della carie da curare.
  • Inserimento di una corona: nel caso in cui ci si trovi di fronte ad una carie molto estesa, l’otturazione può non bastare, quindi si opta per l’eliminazione della carie e successivamente la copertura del dente con una corona. L’applicazione di una corona richiede più appuntamenti poiché il dentista deve eliminare la parte lesa del dente, prenderne un’impronta e mandarla dall’odontotecnico che costruirà una corona personalizzata in porcellana, oro o zirconio. Dopodiché il dentista la applicherà sul dente tramite uno speciale cemento.
  • Devitalizzazione: quando la carie è talmente estesa da danneggiare la polpa del dente, si procede con la devitalizzazione. In questo caso il dentista distrugge e rimuove la polpa malata, ovviamente anestetizzando la zona, si sigilla la zona del canale con cementi o materiali biocompatibili per tutelare il dente da infezioni.
  • Estrazione del dente: se il dente è in condizioni così gravi da essere insalvabile, purtroppo, si procede all’estrazione se non può essere curato con i metodi precedenti.

Per eventuali consigli e cure prenota una visita allo Studio Odontoiatrico Lambiase.


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Pulire bene i denti è un’operazione fondamentale per eliminare i batteri presenti nella bocca e sui denti che se trascurati danno origine a carie, gengiviti, alito cattivo e altri problemi al cavo orale e alla salute in generale, ma come farlo correttamente?

Quale spazzolino usare?

Utilizzare lo spazzolino e il dentifricio giusti può davvero fare la differenza. Scegli uno spazzolino a setole medie o morbide e con una testina che si adatti alla tua bocca e ti consenta di raggiungere i denti in tutti i punti. Quelli troppo duri infatti possono danneggiare le gengive e lo smalto.

Da ricordarsi poi di sostituire ogni 3 mesi lo spazzolino dal momento che le setole con l’uso perdono la loro forma originale e la loro efficacia. Per evitare che dei microbi rimangano tra setola e manico, sciacquate lo spazzolino dopo l’utilizzo e tenetelo in posizione verticale fino all’uso successivo.

Dentifricio?

Oltre allo spazzolino, per una corretta igiene sono necessari: un dentifricio al fluoro in linea con le vostre esigenze (se ne trovano in commercio per denti sensibili, contro il tartaro, anti carie, ecc.), il filo interdentale da passare tra dente e dente delicatamente prima di iniziare a spazzolare, colluttorio (meglio se al fluoro e senza alcol) per sciacquare la bocca dopo il lavaggio. Attenzione: dentifricio e colluttorio non vanno assolutamente ingeriti.

In che modo lavare i denti?

Mettete una piccola quantità di dentifricio sulla testina dello spazzolino precedentemente bagnata con acqua. Spazzolate i denti mantenendo un angolo di circa 45 gradi rispetto alle gengive. Lo spazzolamento deve essere verticale o circolare, muovendovi dalle gengive verso la parte finale dei denti.

Procedete gradualmente, raggiungendo ogni zona della bocca, anche quelle più interne e nascoste, soffermandovi circa 15 secondi per ogni zona. Quanto arrivate ai molari, mettete lo spazzolino in posizione perpendicolare rispetto alle labbra, appoggiate le setole sui molari e muovetele dall’interno della bocca verso l’esterno.

Una volta che i denti sono puliti, spazzolate delicatamente la lingua per assicurarvi un alito fresco. Esistono gli appositi puliscilingua, ma si possono anche usare le setole dello spazzolino.

Risciacquate per 30 secondi il cavo orale con del collutorio al fluoro a fine lavaggio, pulite lo spazzolino sotto acqua corrente, eliminando i residui di dentifricio.

Frequenza pulizia

Ricordate che: ci si deve lavare i denti la mattina dopo la colazione, la sera prima di coricarsi e dopo i pasti (ma non immediatamente dopo). La durata del lavaggio dovrebbe essere di almeno due minuti. Meglio pulire i denti anche dopo aver bevuto bevande che possono macchiare lo smalto come caffè, tè e vino rosso. Pianificate regolari visite di controllo dal vostro dentista ogni 6 mesi/1 anno con relativa rimozione del tartaro e delle carie.

 

Prenota una visita gratuita allo studio Odontoiatrico Lambiase per valutare insieme il tuo stato e ti offriremo la soluzione migliore grazie alla professionalità che offriamo ai nostri clienti.


implantologia

L ’implantologia dentale permette di sostituire, uno o più, elementi dentari persi con “radici artificiali” in titanio le quali, mediante un processo biologico che prende il nome di osteointegrazione, consentono l’applicazione di una protesi fissa.

Gli impianti dentali si integrano perfettamente con l’osso e diventano un buon punto di ancoraggio per il dente sostitutivo, grazie alla biocompatibilità del titani.

Negli ultimi anni sono state introdotte delle tecniche rivoluzionarie basate su un sistema di pianificazione computerizzata del trattamento implanto-protesico. La progettazione 3D computerizzata fornisce l’esatta posizione e profondità degli impianti prima dell’intervento con una precisione ineguagliabile.Con l’ausilio di mascherine stereolitografiche che guidano il posizionamento degli impianti .

L’inserimento della protesi dentaria provvisoria può avvenire dopo qualche mese, se è a carico ritardato, o subito se a carico immediato. 

Cos’è il carico ritardato?

La terapia si svolge in due fasi:

1 – vengono inseriti nell’osso gli impianti dentali in titanio; all’estremità dell’impianto dentale è applicata una vite di guarigione che affiora alla superficie della gengiva e chiude la parte cava dell’impianto. Segue un tempo di attesa variabile, che può andare dai 2 ai 3 mesi per permettere all’impianto dentale di osteointegrarsi.

2 – Alla fine del periodo di osteointegrazione si toglie la vite di guarigione e si avvita il pilastro sul quale si cementa dapprima la corona protesica provvisoria e poi quella definitiva.

 Cos’è il carico immediato?

Per implantologia a carico immediato intendiamo i casi in cui è possibile posizionare sia l’impianto che il manufatto protesico nella stessa seduta.

Il requisito più importante per poter realizzare un intervento di implantologia a carico immediato è la stabilità dell’impianto.

Quando si inserisce un impianto nell’osso questo, durante il periodo di guarigione, detta anche osteointegrazione, non deve subire micromovimenti superiori ai 75Micron.

Utilizzando una chirurgia implantare guidata è possibile conoscere, prima di eseguire l’intervento, la posizione esatta di dove verranno inseriti gli impianti. In questo modo possiamo costruire una protesi fissa che si avvita agli impianti anche prima dell’inserimento degli stessi per poterla così solo avvitare al momento in cui eseguiamo l’intervento di inserimento implantare.

Quando si mette l’impianto dentale?

Si inserisce un impianto dentale nel momento in cui il dente è già caduto o nei casi in cui i pazienti presentano carie profonde, devitalizzazioni o danni parodontali gravi e non si può agire per salvare il dente naturale.

E’ sempre meglio mantenere il proprio dente, il quale possedendo intorno il legamento parodontale, oltre a fornirci una sensibilità maggiore quando mangiamo, impedisce la perdita di osso intorno ad esso . Perdita che invece avviene e prosegue negli anni quando inseriamo un impianto.

Si prova dolore dopo l’intervento?

Durante la fase di guarigione può capitare di provare un lieve dolore che può essere tenuto sotto controllo con comuni antiinfiammatori ed antidolorifici.

C’è un limite di età per l’implantologia?

Non esiste un limite di età per essere sottoposti a questo intervento. Un paziente può affrontare l’implantologia dentale a qualsiasi età, poichè i meccanismi di guarigione sono gli stessi indipendentemente dall’età del paziente.

Lo studio Odontoiatrico Lambiase valuterà mediante visita gratuita il tuo stato e ti offrirà la soluzione migliore grazie alla professionalità che offre ai suoi clienti.


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La Piorrea o Malattia Paradontale è una complicazione patologica che riguarda il paradonto, ossia l’insieme dei tessuti di sostegno dei denti, come gengiva, ligamento paradentale ed osso).

La Piorrea è una malattia che non adeguatamente trattata può portare anche alla perdita dei denti, nonostante la perfetta condizione di essi, a causa del riassorbimento dell’osso e del tessuto gengivale.

Quali sono le cause della Piorrea

La malattia paradentale ha diverse cause, ma tra le più importanti vi sono la placca batterica, le malocclusioni, sia congenite che acquisite, il fumo, la predisposizione genetica.

Nella maggior parte dei casi questa malattia ha un decorso subdolo, asintomatico, per cui la diagnosi deve essere effettuata mediante controllo radiologico associato ad un sondaggio parodontale (la verifica dello stato clinico osseo e gengivale del paziente).

I sintomi della Piorrea

La maggior parte dei sintomi derivanti dalla Piorrea sono facilmente identificabili e sono i seguenti:

  • Alitosi
  • Sanguinamento delle gengive
  • Sensibilità dentale
  • Mobilità e spostamento dei denti

Come alcune delle malattie dell’apparato dentale anche la natura della piorrea è batterica. La scarsissima conoscenza dei sintomi di insorgenza della parodontite impatta purtroppo sulla sua prevenzione, che invece è fondamentale per evitare questa pericolosa patologia. Va specificato che la piorrea può contribuire all’insorgenza di altre patologie. I batteri responsabili della parodontite, così come le loro tossine, entrano infatti facilmente in circolo attraverso i capillari orali dilatati per l’infiammazione.

Se cerchi un odontoiatra a Nocera Inferiore per curare la piorrea, lo studio odontoiatrico Lambiase ti offrirà la soluzione migliore grazie alla professionalità che offre ai suoi clienti. I nostri professionisti intervengono in modo efficace per curare la piorrea e tutte le patologie legate all’apparato odontostomatologico.


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Il bruxismo viene definito, stando ad una nomenclatura dell’American Academy of Orofacial Pain, come una parafunzione del sistema masticatorio, caratterizzata da movimenti periodici e stereotipati di serramento e/o digrignamento dei denti. Tali parafunzioni, a lungo andare, possono portare complicazioni per le persone, come ad esempio, effetti destruenti su denti, cefalee e dolori muscolari.

Fortunatamente, negli ultimi decenni, la comunità medico-sanitaria ha compiuto passi avanti notevoli nell’ambito della diagnosi e del trattamento delle patologie del sonno.

In questi trattamenti, l’odontoiatra è una figura chiave, sia nel contesto diagnostico che terapeutico. A conferma di ciò lo stesso Ministero Salute, nella fase di redazione delle Linee guida nazionali per la prevenzione ed il trattamento della Sindrome da apnee ostruttive del sonno (OSAS), ha una delle principali associazioni di categoria, ossia l’ANDI.

Classificazione del bruxismo

Il bruxismo può essere classificato in vari modi: in base al tipo di movimento (serramento o digrignamento) o al periodo della giornata in cui si manifesta.

Nel caso in cui il paziente abbia l’abitudine a serrare i denti, si parla di bruxismo statico (clenching). Questa è una parafunzione con contrazione isometrica della muscolatura masticatoria che si verifica più frequentemente di giorno, in tal caso si parla anche di bruxismo diurno, con il paziente spesso consapevole di serrare i denti.

Nel caso in cui il paziente, invece, digrignasse i denti, questa azione viene chiamata bruxismo dinamico (grinding). In questo caso si parla di una parafunzione con contrazione isotonica della muscolatura masticatoria, che si verifica più frequentemente di notte, ed in tal caso si tende ad inquadrarlo come bruxismo notturno. Quest’ultimo caso viene classificato tra le parasonnie e viene riconosciuta come una malattia del sonno.

Per quanto concerne il bruxismo notturno è possibile fare un’ulteriore distinzione in bruxismo notturno primario e bruxismo notturno secondario. Il bruxismo notturno primario è tale quando non può essere identificata una causa mentre il bruxismo notturno secondario può essere ricondotto ad un disturbo clinico, neurologico o ad un fattore iatrogeno, quale l’uso di particolari farmaci o sostanze.

Il bruxismo nei bambini

Nonostante circa il 70% della popolazione italiana presenti un’attività dei muscoli masticatori durante il sonno, soltanto una minoranza può essere considerata realmente affetta da bruxismo notturno. Una forte incidenza della presenza di tale patologia è data dall’età.

Il bruxismo compare nell’infanzia dopo l’eruzione dei denti decidui o all’inizio dell’adolescenza (età < 11 anni) con una percentuale variabile dal 14 al 20%; scende al 13% in soggetti di età compresa trai 18 e i 29 anni; si riduce ulteriormente al 3% nei soggetti con più di 60 anni.

Per quanto riguarda i bambini, tale patologia compare soprattutto nel periodo della dentazione mista e può considerarsi, entro alcuni limiti, fisiologico.

I motivi di tale bruxismo sono da ricercare nella precarietà dei contatti occlusali durante la dentizione decidua, nell’irritabilità neuromuscolare legata all’eruzione dei denti permanenti, nella grande emotività di certe fasi della vita infantile. Il bruxismo notturno dei bambini in genere termina alla perdita di tutti i denti da latte e non va trattato.

Trattamento del bruxismo da parte dell’odontoiatra

Gli strumenti diagnostici della gnatologia hanno grande utilità nello studio dei casi delle parafunzioni quali bruxismo e serramento. Una volta inquadrata la gravità della problematica, è possibile mettere in atto una serie di terapie atte a limitarla, se non ad estirparla.

Una prima forma terapeutica è la stimolazione transneurale degli stessi muscoli (TENS), effettuata una prima volta già durante la registrazione EMG. I muscoli rilassati saranno indotti, evidentemente, a contrarsi meno frequentemente in maniera spontanea, e il paziente ne troverà beneficio.

È ovvio, tuttavia, che il paziente non potrà sottoporsi a sedute troppo frequenti di TENS, per motivi economici, di tempo ed anche per la relativa morbidità della pratica.

L’odontoiatra, dopo aver sottoposto il soggetto ad una lunga seduta di TENS, potrà realizzare un bite, o meglio un ortotico che mantenga i muscoli elevatori della mandibola in estensione, simulando così costantemente gli effetti della stimolazione elettrica e mantenendone i benefici. Nel caso del paziente serratore o disfunzionale, è consigliabile mantenere l’ortotico per almeno un anno, condizionando i muscoli alla nuova dimensione verticale e monitorando la sintomatologia dolorosa del paziente.

Una terapia verso la quale i bruxisti notturni sono comunemente indirizzati è l’uso di specifici splint occlusali. Il termine “splint” individua una varietà di device, alcuni dei quali molto sofisticati ed utili anche nella fase diagnostica, dato che si interfacciano con elettromiografi e polisonnografi. Lo splint più comune permette l’escursione, proteggendo la guida canina e, indirettamente, l’articolazione.

Questo tipo di terapie possono avere rilevanza anche nell’ambito di piani di cura di più ampio respiro: sono documentati modesti miglioramenti dal punto di vista posturale nei pazienti ortodontici in fase intercettiva.

L’odontoiatra di norma, in ragione delle proprie competenze e, soprattutto, del tipo di persona che si trova davanti, è sempre in grado di proporre la terapia più adatta ad ogni caso o, in alternativa, indirizzarlo nel modo migliore.


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Lo sbiancamento dei denti è una procedura di odontoiatria estetica che vive una fase di grande richiesta. E che, nell’ultimo lustro, ha avuto il merito di rendere meno difficile l’approccio col dentista. Una procedura che avviene dopo che i denti si macchiano e ingialliscono a causa del consumo dello smalto e dell’azione colorante del fumo e dei cibi (caffè, tè, vino rosso, bevande gassate, succhi di frutta scuri, mirtilli, more, aceto balsamico e pomodoro).






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